SANTA DEBOLEZZA

 

Recentemente M’è capitato …

di leggere uno strano termine che, incredibilmente,

non avevo ancora utilizzato nella mia poesia:

Homoousia!”

 

Da quel che ho intuito, ma potrei sbagliare …

avrebbe a che fare con la difficoltà di controllare …

le beatitudini inferiori per mezzo di quelle superiori (?!)

pratica da cui, inevitabilmente,

 trova la sua “Origene” l’erotomania

 

Ciò accade soprattutto nella giovinezza,

quando è sufficiente la sola contemplazione

dell’incantevole bellezza …

a distruggere, in un sol momento,

qualsiasi certezza …

 

Il corpo cerca soddisfazione, vuole sperimentare,

vivere intensamente, fino all’estasi della completezza …

così, probabilmente, chiunque riuscirà a liberarsi

della “santa debolezza” …

 

Chi non l’ha ancora capito

è destinato a fare i conti con la tristezza

che sempre s’accompagna all’amarezza del rimpianto …

d’aver inutilmente cercato … di diventare santo …

 

La grazia d’un corpo nudo, la sua delicatezza,

risveglia sensazioni primordiali …

assopite solo apparentemente,

poiché sempre pronte a risvegliarsi …

per essere soddisfatte immediatamente

 

 

Al diavolo l’indecenza!

Meglio godere, appassionata-mente,

di quella meravigliosa esperienza …

 

Di chi è la colpa …

dell’aberrazione che proibisce, vanamente,

 di sperimentare liberamente la passione?

 

Del peccato, naturalmente,

che, ritardando il risveglio del corpo,

ritarda anche, inevitabilmente, quello dell’Anima

che aspetta … anche eternamente …

prima di potersi ricongiungere col trascendente …

 

 Non ci credete? Fate bene, decisa-mente …

poiché non è vero che si realizza solo “il sapiente …

È questa la pura e semplice verità,

siete Voi che scegliete e perciò

potete anche continuare a soffrire, eterna-mente …

se in tale realtà avete trovato la felicità …

 

… <<La vedeva occasionalmente durante la messa e, in quei momenti restava tranquillo: quell’immagine non aveva nulla in comune con le turpi sensazioni fisiche che lo assillavano. La più pura intuizione gli diceva che risiedevano in lui due nature mondane, una “peccaminosa” (da combattere, anche se ancora non sapeva esattamente come) e un’altra legittima, poiché priva di pensieri promiscui. Una era il segno distintivo del “peccato di Adamo, l’altra era l’amore nel senso più decoroso della parola, tanto che pensare a Lei lo aiutava a scacciare i demoni della lascivia. Il dramma era nel desiderare, nello stesso tempo, il piacere spirituale dell’ascetismo, l’amore onesto ma terreno per Prisca e le sensazioni della lussuria. Troppi desideri convivevano in una sola persona.>> …

(Fonte: Joao Aguiar, “Il trono dell’altissimo”. © 2011 Cavallo di Ferro, pag. 62-63, stralcio)

 

Da qualche parte ho letto, mi pare:

<<Non rifiutatevi l’un l’altro, se non di comune accordo,

per un certo periodo, per dedicarvi alla preghiera;

poi tornate di nuovo a coabitare>>

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