L’HAI PENSATO?

Passata, definitiva-mente,

anche l’ultima, antichissima, festa solstiziale …

su cui, più d’una casta, 

ha costruito la propria, discutibile, morale …

per garantirsi, probabilmente, la sussistenza …

è giunta l’ora, finalmente,

di cominciare a pensare al carnevale …

quel periodo goliardico, gioioso,

destinato, lo sa ogni curioso …

a rallegrare, ulteriormente, l’esistenza …

Ma subito dopo, mi raccomando,

“devi” fare penitenza …

se hai anche solo “pensato” …

di rifiutare, allo straniero, l’accoglienza!

E … mentre qualcuno, in cuor suo,

dotato di presunta lungimiranza,

incita ad andare oltre …

le barriere erette sulla dubbia provenienza …

c’è chi … stanco d’affidarsi, esclusiva-mente,

alla “divina provvidenza” …

non ascolta più …

neppure i consigli di chi sai “tu” …

da quando … “beato” …

essendo andato al di là …

delle illusorie divisioni …

create (inconsapevolmente?) 

dalle religioni e dalla scienza …

osserva, da lassù …

(un’altra dimensione di coscienza)

con assoluta pazienza …

chi, meravigliato …

ha scelto di continuare a fare, quaggiù,

della propria vita …

una rinnovata, interessante …

affascinante … esperienza …

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8 risposte a L’HAI PENSATO?

  1. cometeduale ha detto:

    Interessante …
    il modo in cui il governo,
    nella figura del presidente,
    prende ogni decisione urgente …
    https://www.silenziefalsita.it/2019/01/04/il-presidente-conte-il-governo-vigila-su-banca-carige-ma-neanche-un-euro-di-soldi-pubblici-i-tempi-di-renzi-e-gentiloni-dei-soldi-a-perdere-per-le-banche-son-finiti/

    Esilarante … è invece il modo in cui poi,
    puntualmente, egli smentisce se stesso,
    sistematica-mente …
    😀
    … “Secondo il copione adottato per Mps …
    il governo ha quindi concesso la possibilità
    per Carige «di accedere a forme di sostegno pubblico …
    della liquidità …
    che consistono nella concessione,
    da parte del ministero dell’Economia,
    della garanzia dello Stato su passività
    di nuova emissione,
    ovvero su finanziamenti erogati, discrezionalmente,
    dalla Banca d’Italia»”
    a favore di certe persone …
    https://www.ilmessaggero.it/economia/news/carige_salvataggio_stato_banca-4215913.html

  2. Daniele ha detto:

    Sapete cosa ho pensato?
    “Scagli la prima pietra
    chi è senza peccato!”
    😀
    https://www.ilmessaggero.it/politica/carige_renzi_salvini_di_maio_vergogna-4217078.html

  3. orchideagialla ha detto:

    No, non lo è …
    ma se lo fosse?
    Ci hai pensato?

  4. Pingback: DOPPIA COSCIENZA – astronascenteblog

  5. cometeduale ha detto:

    Una poesia di Edmondo De Amicis:
    “Gli emigranti (1882)”

    Cogli occhi spenti, con le guance cave,
    Pallidi, in atto addolorato e grave,
    Sorreggendo le donne affrante e smorte,
    Ascendono la nave
    Come s’ascende il palco de la morte.

    E ognun sul petto trepido si serra
    Tutto quel che possiede su la terra.
    Altri un misero involto, altri un patito
    Bimbo, che gli s’afferra
    Al collo, dalle immense acque atterrito.

    Salgono in lunga fila, umili e muti,
    E sopra i volti appar bruni e sparuti
    Umido ancora il desolato affanno
    Degli estremi saluti
    Dati ai monti che più non rivedranno.

    Salgono, e ognuno la pupilla mesta
    Sulla ricca e gentil Genova arresta,
    Intento in atto di stupor profondo,
    Come sopra una festa
    Fisserebbe lo sguardo un moribondo.

    Ammonticchiati là come giumenti
    Sulla gelida prua morsa dai venti,
    Migrano a terre inospiti e lontane;
    Laceri e macilenti,
    Varcano i mari per cercar del pane.

    Traditi da un mercante menzognero,
    Vanno, oggetto di scherno allo straniero,
    Bestie da soma, dispregiati iloti,
    Carne da cimitero,
    Vanno a campar d’angoscia in lidi ignoti.

    Vanno, ignari di tutto, ove li porta
    La fame, in terre ove altra gente è morta;
    Come il pezzente cieco o vagabondo
    Erra di porta in porta,
    Essi così vanno di mondo in mondo.

    Vanno coi figli come un gran tesoro
    Celando in petto una moneta d’oro,
    Frutto segreto d’infiniti stonti,
    E le donne con loro,
    Istupidite martiri piangenti.

    Pur nell’angoscia di quell’ultim’ora
    Il suol che li rifiuta amano ancora;
    L’amano ancora il maledetto suolo
    Che i figli suoi divora,
    Dove sudano mille e campa un solo.

    E li han nel core in quei solenni istanti
    I bei clivi di allegre acque sonanti,
    E le chiesette candide, e i pacati
    Laghi cinti di piante,
    E i villaggi tranquilli ove son nati!

    E ognuno forse sprigionando un grido,
    Se lo potesse, tornerebbe al lido;
    Tornerebbe a morir sopra i nativi
    Monti, nel triste nido
    Dove piangono i suoi vecchi malvivi.

    Addio, poveri vecchi! In men d’un anno
    Rosi dalla miseria e dall’affanno,
    Forse morrete là senza compianto,
    E i figli nol sapranno,
    E andrete ignudi e soli al camposanto.

    Poveri vecchi, addio! Forse a quest’ora
    Dai muti clivi che il tramonto indora
    La man levate i figli a benedire….
    Benediteli ancora:
    Tutti vanno a soffrir, molti a morire.

    Ecco il naviglio maestoso e lento
    Salpa, Genova gira, alita il vento.
    Sul vago lido si distende un velo,
    E il drappello sgomento
    Solleva un grido desolato al cielo.

    Chi al lido che dispar tende le braccia.
    Chi nell’involto suo china la faccia,
    Chi versando un’amara onda dagli occhi
    La sua compagna abbraccia,
    Chi supplicando Iddio piega i ginocchi.

    E il naviglio s’affretta, e il giorno muore,
    E un suon di pianti e d’urli di dolore
    Vagamente confuso al suon dell’onda
    Viene a morir nel core
    De la folla che guarda da la sponda.

    Addio, fratelli! Addio, turba dolente!
    Vi sia pietoso il cielo e il mar clemente,
    V’allieti il sole il misero viaggio;
    Addio, povera gente,
    Datevi pace e fatevi coraggio.

    Stringete il nodo dei fraterni affetti.
    Riparate dal freddo i fanciulletti ,
    Dividetevi i cenci, i soldi, il pane,
    Sfidate uniti e stretti
    L’imperversar de le sciagure umane.

    E Iddio vi faccia rivarcar quei mari,
    E tornare ai villaggi umili e cari,
    E ritrovare ancor de le deserte
    Case sui limitari
    I vostri vecchi con le braccia aperte.

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